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Disoccupazione in Formazione

Data 18/6/2026
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Disoccupazione in Formazione

Disoccupazione in Formazione

Esiste un vero e proprio preconcetto culturale che vige nella nostra società: Disoccupato = fallito sociale

E per quanto non sia una prerogativa di tutti vagliare questo pensiero, per lo meno lo è di molti. Ma non è sempre stato così. Un tempo valori quali la religione, il buon senso e i valori comuni permettevano di vedere il disoccupato comunque come una persona con un potenziale inespresso che può tornare a contribuire al bene comune con il proprio lavoro, la propria passione o la propria vocazione personale: era visto più come un'opportunità da spronare che come una piaga incurabile.

Ad oggi la questione è molto cambiata: esiste un vero e proprio bias cognitivo tramite il quale diamo valore e senso alle cose soltanto se producono valore economico, attestandoci così in una posizione di lustro, di vigore sociale; tramite quell'immagine siamo "meglio" degli altri.

Per alcuni è stato il consumismo, per altri la perdita di una guida religiosa o di valori comuni, per altri è stato semplicemente un degenero del tessuto sociale.

Ma non è tutto perduto...

In realtà alcuni meccanismi ci sono ancora, e funzionano anche molto bene

Nel mese scorso ho passato parecchie ore come formatore tecnico in un percorso di riqualificazione promosso e sponsorizzato attraverso alcuni canali regionali rivolgendomi ad un gruppo eterogeneo di disoccupati in cerca di lavoro.
La regione propone, struttura, coordina tutta una serie di attività (tra cui questa) che hanno proprio lo scopo di non lasciar "stagnare" persone che, per un motivo o l'altro, sono rimaste in uno stato di disoccupazione.

E, formazione dopo formazione, ho imparato a conoscere queste persone, ognuna con una storia, un esperienza, ognuna con una famiglia. Indipendentemente dall'età, il paese di origine o il contesto di appartenenza queste persone mostrano fin da subito una voglia di reinserirsi nel mondo del lavoro, con un umanità molto spiccata, frutto di anni di vicissitudini e fatiche in termini di collocazione lavorativa.

E questo è forse uno dei punti di maggior accrescimento personale e professionale per me: una volta entrato in contatto con questi soggetti ci si rende immediatamente conto di quanto alcuni preconcetti sociali (soprattutto della società odierna) siano falsi, infondati, vuoti; ci si accorge subito che dietro quell'immagine c'è tanto senso di distacco, che non rende onore alle persone che in quel momento stanno vivendo un momento difficile.

Crea un immagine di un lavoratore di spalle, scena cinematografica, che osserva un cantiere con volumi di polvere
Lavoratore di spalle che osserva una costruzione incompleta - IA

La Regione, spesso supportata da numerose entità e organizzazioni, si adoperano giorno dopo giorno per reinserire queste persone nel mondo del lavoro, formandole in modo efficace. Non solo: spesso questi collaboratori e promotori fungono anche da ufficio di collocamento, offrendo loro una nuova speranza sia formativa che lavorativa.

Concludo il pensiero di oggi tornando all'inizio di questo articolo: esiste un vero e proprio preconcetto culturale, sì. Tuttavia, potrebbe essere solo un preconcetto sociale e non istituzionale. Le istituzioni riconoscono infatti il valore intrinseco delle persone, indipendentemente dal loro stato "occupazionale".

Redazione

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